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Punteggi del diploma per partecipare a bandi e concorsi pubblici: ecco come funziona

Quando si tratta di valutare l’utilità di qualcosa, ci sono sempre due facce della stessa medaglia da prendere in considerazione. Per quanto concerne il voto del diploma, ad esempio, da un lato può fornire a grandi linee un’idea relativamente alla forza di volontà personale a proposito dello studio, della concentrazione e della dedizione alle attività. Dall’altro lato, tuttavia, si tratta solamente di un numero, altamente influenzato da numerosi fattori esterni alla mera voglia di fare e non necessariamente un punteggio basso definisce un soggetto poco capace; al contrario, un punteggio molto alto non esclude che data persona sia poco seria.

Sfortunatamente ancora oggi vi sono casi di pregiudizio in base ai punteggi ottenuti alla maturità. Che si tratti di essere assunti in un’azienda o semplicemente confrontarsi con altri conoscenti o amici, il voto dell’esame di stato della scuola secondaria superiore trova sempre il suo posto. Quando si tratta di concorsi pubblici, però, che ruolo gioca tale valutazione?

Cos’è un concorso pubblico

È necessario, innanzitutto, precisare di cosa si tratta quando si parla di concorsi pubblici, per chi ancora non avesse sufficienti dettagli a riguardo per farsi un’idea chiara. Tali concorsi hanno l’obiettivo di fornire, a tutti coloro che riuscissero ad essere ammessi, un posto di lavoro come statale, ossia come dipendente diretto dello stato.

Un dipendente pubblico, in realtà, differisce dal dipendente statale per ruolo: il primo, infatti, lavora presso le amministrazioni comunali, provinciali o regionali, mentre il dipendente statale lavora sotto il controllo diretto dello stato, come forze di polizia, vigili del fuoco, guardia di finanza e via dicendo.

In entrambi i casi, tuttavia, il vantaggio è quello di avere uno stipendio relativamente dignitoso e particolarmente affidabile, in quanto l’unica eventualità possibile nella quale non fossero erogate le buste paga dovrebbe fallire l’intero sistema pubblico; il che è alquanto impossibile nello scenario europeo attuale, nonostante crisi e pandemie non aiutino.

Quali sono i requisiti

Andando al punto della questione, i requisiti per poter partecipare ad un concorso pubblico hanno a che vedere con il raggiungimento della maggiore età e l’essere in possesso di un titolo di studio che sia almeno un diploma di scuola superiore.

L’erogazione di tali test è regolamentata secondo dei principi di trasparenza e imparzialità; ciò significa che ogni partecipante deve conoscere e comprendere appieno sia l’impiego per il quale sta concorrendo sia le modalità di svolgimento dell’esame. In base a ciò, sorge spontaneo comprendere come il voto del diploma sia, di norma, ininfluente sia per l’ammissione al test, sia per la postuma valutazione, basata esclusivamente sulle competenze del soggetto.

Chiaramente non sono ammessi soggetti che presentino precedenti condanne penali da parte di un tribunale (solamente per reati che prevedano l’esclusione dai pubblici uffici).

Come funziona il test

A questo punto sorge spontaneo come, nei concorsi pubblici, non vi sia spazio per raccomandazioni e parzialità; tutta l’esperienza scolastica pregressa e relative valutazioni sono ininfluenti. Per il test è semplicemente necessario essere adeguatamente preparati, perciò costanza e studio in base alle materie presenti nel bando del concorso per il quale si sta accedendo e una certa scioltezza nei quesiti di logica.

Generalmente, ad ogni modo, le principali materie che si possono incontrare in un test per un concorso pubblico hanno a che vedere con la cultura generale (comprensione del testo, domande di attualità, scienze e letteratura), diritto amministrativopubblico e, come precedentemente citato, domande di logica.

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