
L’Ocse boccia la scuola italiana. Secondo un sondaggio, l’ Education at a glance 2006, nella gestione dell’istruzione nazionale si evidenzia un eccessivo investimento finanziario che non compensa gli esiti ottenuti degli studenti. La gestione scolastica in generale quindi è inefficace, per questo esige una riprogettazione e rivisitazione, per fare in modo che il denaro investito per migliorarla venga valorizzato dai risultati dei ragazzi che si diplomano e si laureano, e non viceversa.
E’ proprio l’istruzione delle scuole secondarie e Universitarie a presentare studenti non in grado di sostenere il paragone con gli studenti degli altri paesi Europei partecipi all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
Per fortuna, oltre la constatazione che la scuola italiana non sia così eccellente nel far maturare istruzionalmente parlando gli studenti, sono stati anche individuati le cause e una possibile risoluzione ad esse.
Livello d’istruzione della popolazione italiana . Secondo l’Ocse, l’Italia si trova al penultimo gradino della scala di laureati, l’ 11% di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Sovrastati dal Cile, Messico, Stati Uniti, Giappone e Australia. Solo la Turchia è sotto di noi all’ultimo posto. Medesima condizione anche per i giovani laureati tra i 25 e i 34 anni. Le cose non cambiano tanto nemmeno quando si parla degli studenti diplomati: soltanto 48 su 100 di età racchiusa tra i 25 e i 64 anni.
Il rendimento scolastico degli studenti . Per analizzare l’efficacia dell’operazione educativa dei paesi membri, l’Ocse ha comaparato gli esiti ricavati dagli alunni di quindici anni nei test Pisa-Ocse (Programme for International Student Assessment: programma per la valutazione internazionale dell’allievo). I risultati degli studenti italiani in Lettere e Matematica sono stati davvero mediocri, se confrontati con i coetanei irlandesi, neozelandesi e polacchi, che hanno presentato esiti decisamente migliori.
Rapporto studenti, scuole e insegnanti: Facendo un raffronto da fuori, la situazione scolastica è buona. In quanto le aule non sono affollate e anche il numero di ore per lezioni è ordinario in confronto ad altre scuole dell’Unione Europea. Nonostante ciò , i risultati positivi scarseggiano.
Le spese: Le spese maggiori che si riscontrano nelle scuole, e che quindi divengono sfavorevoli per l’istituzione scolastica italiana, sono il rapporto alunni docenti e alunni classi. Considerando che un alunno per diplomarsi deve percorrere un iter formativo di 13 anni dalle elementari alle superiore, si spendono ben 100 mila dollari per alunno, 23 mila in più della media.
I disagi dell’istituzione italiana: Gli insegnanti italiani ricevono stipendi molto più bassi se raffrontati sempre con i colleghi stranieri e la durata delle lezioni con gli alunni sono di 33 settimane quindi 674 ore l’anno nella scuola media.Inoltre gli insegananti italiani sono tra i più anziani: solo 1 su mille ha meno di 30 anni. Infine per non farci mancare nulla, nelle scuole ci sono pochissimi computer e scarsi collegamenti ad internet (77 per scuola, contro i 115 dei paesi Ocse) .
La novità: Entro il 2015, secondo l’Ocse, l’Italia affronterà un calo demografico scolastico , il 10 per cento nella materna e il 4 nelle scuole superiori, che avrà un impatto, secondo l’Organizzazione, positivo sulla spesa della pubblica istruzione. La diminuzione degli studenti dovrebbe per l’appunto permettere , un risparmio del 6%.
16 set da Camiria
