La proposta di legge, chiamata ormai “Gelmini”, sul rinnovamento e cambio dell’università, sta arrivando dritta dritta in Parlamento.
Tale riforma , se il Parlamento l’approverà, segnerà davvero un cambiamento radicale sull’Università Italiana e sulla stessa Ricerca.
Tale proposta di legge implicherà, nei prossimi dieci anni, lo sfoltimento del personale, specie degli insegnanti, circa la metà degli stessi assunti andrà in pensione, invece i docenti assunti precariamente permarranno per la restante metà.
Il corpo insegnanti quindi, deve guardarsi bene da tale riforma e riflettere sul come agire se contrari, come giusto che sia, a tale decreto. Altrimenti, con il trascorrere degli anni, si ritroveranno nelle condizioni di cui sopra.
Il Partito Democratico, ultimamente ha avanzato l’idea di ridurre l’età pensionabile per gli insegnanti universitari a 65 anni, come accade negli altri Paesi Europei. Inizialmente c’è stato un pò di scontento, apertamente dimostrato, in seguito il Ministro Gelmini , facendo sua tale idea, ha affermato che tutti gli insegnanti che decidono di andare in pensione, oltrepassando l’età pensionabile, non rispettano la legge.
E’ giusto abbassare l’età pensionabile, in quanto l’Italia risulta ancora il paese nel quale la stessa è la più elevata, però bisogna anche preoccuparsi di prendere misure valide al fine di evitare squilibri e ulteriori disagi nel sistema scolastico Universitario.
Il dubbio maggiore , che permane, è che il Ministro all’Istruzione non parla di assumere personale o ottimizzare quello presente, ma bensì di tagli alle assunzioni, tagli dei finanziamenti, abolizione del ruolo di ricercatore e del suo rimpiazzo con la TTI (Tenure Track all’Italiana). Mentre ciò di cui si necessita , è di certo un aumento delle assunzioni e non di tagli, se si desidera favorire un incremento di personale qualificato, competente e “giovane”.
Si necessita inoltre, dell’interessamento di tutti, inclusi gli studenti, i correnti precari ed i ricercatori i quali rappresentano il futuro dell’Università e il suo sistema, altresì di quella parte dei sindacati che lavora con esperienza nel mondo della ricerca, come la FLC-CGIL, per riuscire a “contrastare” riforme e leggi che non aiutano lo sviluppo, la ricerca e il lavoro.
26 lug da Camiria
