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Con il passare del tempo stiamo perdendo, in Italia, sempre più giovani talenti , la percentuale di abbandono dell’Università è davvero molto alta.

L’evento è molto evidente in particolar modo all’inizio del corso di laurea. Circa 20 studenti su 100 sul totale, decidono di non continuare gli studi ed iscriversi al 2° anno.

Se si esamina più da vicino però la situazione sui singoli atenei,  si scopre che in alcuni la condizione è davvero pesante.

L’Ateneo che dimostra di avere un tasso di mancate iscrizioni più elevato, con il 40,7%, è Siena, ciò vuol dire che in molti si sono iscritti ma non hanno poi convalidato l’iscrizione. Poi troviamo Foggia con il 34,7% e a seguire troviamo tre Università della Sicilia quella di Palermo con il 29%; quella di Messina 27,% e quella di Catania con il 17,3%. Non manca il Salento con un tasso di abbandono del 28,6% , ma anche il nord non è da meno,  l’università di Torino ha registrato un tasso di mancate iscrizioni del 25%. Altresì nelle Università di Roma: Tor Vergata 28,5%; La Sapienza 19,8% e Roma Tre 19,7% e La Tuscia 26,4%.

I responsabili e presidi degli Istituti si giustificano dicendo che molti non sono abbandoni bensì un cambio del corso di studio, perché il primo corso intrapreso, per molti studenti, non rispecchiava le aspettative, mentre a differenza di questi ultimi , il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario afferma:-” Non nascondiamo la gravità del fenomeno: continuiamo a chiamarle mancate iscrizioni, in realtà sono quasi tutti abbandoni. Riusciremo a scorporare i dati quando finalmente l’anagrafe degli studenti funzionerà davvero, tracciando il percorso dei singoli. Per ridurre il fenomeno dovremmo cominciare a dare agli studenti informazioni più trasparenti sui corsi e sui loro reali sbocchi lavorativi e di ogni ateneo si dovrebbe sapere quali sono le percentuali di occupati tra i laureati”.

Gli abbandoni più importanti si attestano nelle facoltà di: Scienze fisiche, matematiche e naturali, a seguire la facoltà di Scienze politiche, Farmacia ed infine Giurisprudenza. Non dimenticando ingegneria, che è un’altra delle facoltà a sua volta abbastanza abbandonata, con un tasso del 17,6%.

Gli atenei rispondono che l’abbandono degli studenti è dovuto all’effetto della selezione, non è possibile far passare tutti, alcuni devono per forza essere rimandati.

Il problema in tal caso sta nel fatto che le selezioni dovrebbero essere fatte seguendo l’orientamento e i test d’ingresso, varati nel 2001, e che poche università hanno però messo in pratica. I test erano e sono essenziali al fine di mettere alla prova i stessi studenti, per vedere e fargli capire se davvero quella facoltà scelta è la più consona alle proprie capacità. Una delle Università che ha introdotto tali test, è stata La Sapienza di Roma, la quale con tale introduzione, riesce a capire e calcolare i livelli di preparazione di ogni studente.

Le Università che hanno introdotto tale sistema infatti mostrano come i tassi di abbandono siano meno pesanti rispetto ad altre Università e città in cui non si sono adottati tali sistemi d’iscrizione.

Come afferma il direttore Education di Confindustria :- ” L’abbandono è un problema da affrontare sul serio. Anche perché la crescita lenta dell’Italia è strettamente legata alla bassa istruzione della popolazione. Il nostro capitale umano è qualitativamente inferiore a quello degli altri paesi industrializzati. Risultato: perdiamo la capacità di apprendere e adottare nuove tecnologie e ancor più di inventarle. Con perdite gravissime, invece la riduzione della forbice nell’istruzione tra l’Italia e i principali Paesi darebbe una spinta formidabile all’incremento del Pil. Dalla metà degli anni Novanta, gli atenei sono diventati più autonomi nella gestione e nell’organizzazione. Sono mancate, però, piena responsabilità finanziaria e valutazione alla quale legare in modo significativo l’assegnazione delle risorse pubbliche. Le riforme non hanno avuto gli effetti sperati, così gli abbandoni restano alti. Però il disegno di legge proposto dal ministro Gelmini costituisce un’importante occasione per recuperare terreno e modernizzare l’università”.

E’ quindi importante continuare a migliorarsi, per evitare che il tasso di abbandono degli studenti sia sempre così alto. In quanto ancora ad oggi la percentuale di laureati, in Italia, permane troppo bassa , solo il 14% della popolazione.

18 giu da Camiria



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