Istruzione Italiana: Scarso investimento
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, rendendo noto l’ultimo rapporto sull’educazione, ha rilevato come l’Italia figurasse tra gli ultimi posti della graduatoria del tasso di Pil ( Peso Interno Lordo ) investito e utilizzato per l’istruzione: solo il 4,5% in raffronto alla media dei paesi Ocse del 5,7% , per non parlare dell’Islanda che invece è in vetta con il 7,8%.
Ciascun alunno implica una spesa media di 6622 dollari all’anno. L’Italia è ultima anche in questa graduatoria per lo scarso investimento nella spesa pubblica rivolto all’istruzione , circa il 9% mentre la media è del 13,3%.
L’Ocse segnala inoltre nel suo rapporto che gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati e che i nostri alunni passano troppo tempo sui banchi di scuola.
Solerti le diatribe, con il ministro Gelmini che evidenzia come l’Ocse dia comunque ragione all’iniziativa applicata dal governo Berlusconi.
I docenti della scuola pubblica in Italia sono salariati meno della media dei Paesi Ocse, ed il distacco accresce con il trascorrere degli anni di lavoro. Un insegnante di scuola elementare italiano, per esempio, guadagna all’incirca 26.000 dollari l’anno ad inizio professione , in raffronto alla media che è di quasi 29.000. Al termine della propria professione il suo salario salirà a 38.381 dollari, ma sarà comunque basso in confronto alla media Ocse che sarà salita a 48.000 dollari, circa 10 mila euro in più. Stesso discorso per i docenti di scuola media e quella della scuola superiore.
In Italia inoltre, gli studenti fra i 7 e i 14 anni trascorrono circa 8.200 ore sui banchi di scuola, in raffronto alla media dei Paesi Ocse di 6.777 ore. La relazione evidenzia però, secondo la Commissione dell’Unione Europea, come : -” In questa fascia d’età, il tempo d’istruzione previsto è un indicatore del carico di lavoro teorico degli alunni in ambito scolastico, ma non può essere considerato come l’esatto volume dell’insegnamento che viene loro effettivamente impartito durante la formazione iniziale. In alcuni Paesi il carico di lavoro è più pesante, la scuola dell’obbligo è meno lunga e i giovani lasciano la scuola prima. In altri Paesi, al contrario, l’apprendimento è ripartito in modo più uniforme e su un periodo più lungo. Investire di più e bene, ma bisogna farlo nella maniera giusta , in maniera tale che possa generare profitto”.
Le deduzioni finali sull’analisi divulgata qualche giorno fa dall’Ocse è la seguente: – “ In materia di istruzione bisogna continuare a investire – e investire di più e bene – in quanto si tratta di risorse che garantiscono un ritorno finanziario e sociale molto importante. Ed è per questo che il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso ha messo l’istruzione al cuore della Strategia ‘Ue 2020′ per la crescita e l’occupazione. Anche in periodo di recessione economica gli investimenti per l’istruzione sono indispensabili. Si tratta, non solo ma investire, ma investire bene. Per questo nella strategia Ue 2020, due importanti obiettivi sono stati fissati: Scendere al 10% di abbandono scolastico (ora siamo mediamente tra il 15 e il 16%), e fare in modo che il 40% della popolazione abbia un diploma universitario. Obiettivi ambiziosi per cui bisogna ancora lavorare molto”.
La Gelmini a riguardo afferma: – “I risultati dell’indagine Ocse confermano le nostre valutazioni sul sistema scolastico e la necessità di proseguire sulla strada delle riforme, dimostra che la qualità dell’istruzione non è affatto legata al numero di ore passate tra i banchi. Secondo l’Ocse infatti l’Italia raggiunge il record di ore di lezione ma il rendimento scolastico degli studenti resta basso. Per migliorare la qualità dell’istruzione inoltre è indispensabile che la retribuzione dei docenti sia basata sul merito e non esclusivamente sull’anzianità di servizio, come rilevato dall’Ocse. Non è accettabile che un insegnante raggiunga il massimo dello stipendio solo dopo i 35 anni di lavoro. In un contesto internazionale che richiede rigore nei conti pubblici l’indagine conferma che è necessario ottimizzare le risorse per l’istruzione. Esattamente ciò che il governo italiano sta facendo. Come rileva la ricerca infatti, l’efficacia dei sistemi scolastici nel futuro sarà misurata solo in base ai risultati effettivamente conseguiti e non sulla quantità di soldi spesi inizialmente dai singoli Paesi. Comunque, la spesa per studente in Italia è nella media dei paesi Ocse: 7.948 dollari all’anno. Concordo pienamente con la ricerca quando afferma la necessità di puntare sull’istruzione superiore per incentivare l’occupazione. È con questo obiettivo infatti che il governo si è impegnato a riorganizzare i licei e rilanciare l’istruzione tecnica e professionale. Si tratta di una risposta concreta alla crisi economica e di uno strumento indispensabile per sostenere le piccole e medie imprese. Non è pensabile che soltanto il 3% del bilancio totale dell’istruzione resti utilizzabile per investimenti in qualità e merito. Stiamo cercando di superare questo squilibrio in modo da poter liberare risorse da destinare a innovazione, merito e qualità. Solo così il nostro sistema di istruzione potrà fare quel balzo in avanti che consentirà alle nostre scuole e ai nostri studenti di competere sul piano internazionale, non solo recuperando i ritardi accumulati ma cercando di avere una marcia in più. Ma finchè il 97% del bilancio servirà a pagare gli stipendi, va da sè che questo obiettivo resta lontano”.













