A rischio lezioni a La Sapienza
I tagli scolastici fanno prorogare l’inizio del nuovo anno Universitario a Roma ed a Napoli. Le Università della Sapienza ( Roma ) e della Federico II ( Napoli ) rendono nota la grave condizione che si è venuta a presentare a causa dei provvedimenti governativi.
Appare come un ingiunzione quella presentata da Luigi Frati, Preside della Sapienza, il più grande ateneo d’Europa, esponendo il restringimento delle facoltà dell’Università che passano da 23 a 11 e chiedendo le risorse indispensabili per la didattica.
Mentre il Ministro Gelmini invita i ricercatori a non interrompere le lezioni a scapito degli studenti. Dichiarando pubblicamente :-” Faccio appello ai ricercatori a non interrompere la didattica. Il governo si attiverà per favorire la carriera dei giovani studiosi ma non accettiamo che l’attività didattica sia interrotta. L’interruzione della didattica va a scapito degli studenti che rischiano di perdere molti mesi per il loro studio. Mi appello ai ricercatori affinchè si sentano considerati e valorizzati dal governo. C’e la massima attenzione alle loro esigenze. Con le risorse che abbiamo a disposizione non aumenteremo la pianta organica ma verrà riqualificato il ruolo dei ricercatori con la possibilità di farli passare al ruolo di professori”.
Alla Sapienza, occorrono 70-80 milioni di euro :-”La Sapienza chiede alla politica di prendersi fino in fondo le proprie responsabilità – dice Frati dal Senato accademico della Sapienza – lancio un appello al governo perché a rischio è l’anno accademico 2010-2011. Al mondo dell’università mancano mille milioni di euro e alla Sapienza ne occorrono 70-80 milioni, ma io chiedo solo quello che mi spetta. Tremonti e Gelmini si facciano carico della situazione nella Finanziaria 2011. È lì che c’è la risposta e vedremo che cosa contiene. Ad oggi ci sono alcune facoltà che non possono iniziare i corsi. Se dalla politica non ci saranno risposte, soprattutto finanziarie, avremo una didattica da Terzo Mondo e una ricerca in dissoluzione. In tali condizioni non saremo in grado di iniziare l’anno accademico 2010-2011.
Questo quanto si legge dalla mozione di qualche giorno fa: -” Abbiamo fatto tutto il possibile, abbiamo ridotto i dipartimenti del 40%, le facoltà del 60%, riordinato la governance, decentrando tutti i poteri gestionali di ricerca e didattica ai dipartimenti con ordini centrali e facoltà che hanno funzione di valutazione premiale delle attività. La responsabilità è ora del Governo e del Parlamento che debbono dare risposte concrete sui finanziamenti ormai drammaticamente insufficienti (l’università italiana è ultima in Europa) e sullo stato giuridico che i ricercatori attendono da 30 anni”.
Il Senato accademico ha diminuito le facoltà della Sapienza da 23 a 11, variandole. Quelle ad oggi presenti sono: Economia; Giurisprudenza; Ingegneria; Architettura; Ingegneria dell’informazione, informatica e statistica; Scienze matematiche, fisiche e naturali; Filosofia, lettere, scienze umanistiche, studi orientali; Scienze politiche e sociali; Medicina e psicologia; Farmacia e medicina; Medicina e odontoiatria.
Il Preside di Roma Tre, Guido Fabiani afferma:-” Il ruolo e le funzioni svolte dai 334 ricercatori a tempo indeterminato di Roma Tre sono fondamentali per la vita dell’ateneo; bisogna chiedere le risorse necessarie ad attivare un numero adeguato di bandi di concorso ad associato, con un piano straordinario che abbia inizio dal prossimo anno, ma la questione ricercatori non si risolve riversando sugli studenti le difficoltà oggettive che colpiscono una componente essenziale della comunità accademica. I ricercatori nella misura dell’83% hanno sostenuto lo scorso anno una quota significativa della didattica (in media il 20% del totale) e rappresentano un potenziale insostituibile di ricerca, con importanti livelli di eccellenza e riconoscimenti internazionali. Il vuoto che oggettivamente si sta determinando per le numerose cessazioni, per la cecità delle norme in atto non può essere coperto da nuove posizioni accademiche se non in misura irrisoria, mettendo in discussione i risultati positivi raggiunti grazie al contributo di tutti e frustrando le legittime aspirazioni dei giovani che lavorano in Ateneo. E’ riuscita comunque a coprire, su un arco di tre anni, 72 posti da ricercatore a tempo indeterminato, 27 a tempo determinato, 44 da ordinario e ben 59 da associato, aprendo, quindi, una importante prospettiva per i nostri ricercatori più meritevoli. In accordo anche con i Presidi, sono convinto che sia vitale che Roma Tre garantisca il quadro complessivo della propria offerta formativa, pur dando spazio alla manifestazione legittima del disagio. La consapevolezza della centralità della questione ricercatori, non è patrimonio di pochi ma riguarda tutti noi. Non si risolve riversando sugli studenti le difficoltà oggettive che colpiscono una componente essenziale e parte integrante della nostra comunità accademica”.
L’università Federico II di Napoli posticipa l’avvio lezioni non prima dell’11 ottobre. Questo quanto affermato dal direttore Massimo Marelli. La decisione, si legge in una nota, preannunciata nel luglio scorso nel quale si esprimeva una fortissima preoccupazione per l’effetto dei provvedimenti governativi sull’Università emanati dal 2008 ad oggi e l’ultima riforma ad oggi in esame al Parlamento. Questo il testo della nota: – “Le drastiche riduzioni del finanziamento degli Atenei e le fortissime limitazioni del turn-over di personale docente introdotte dai provvedimenti governativi pregiudicano il necessario ricambio generazionale – si spiega – dequalificano l’alta formazione e la ricerca scientifica svolte negli Atenei, minano in maniera irreparabile il diritto allo studio, mortificano le aspettative di carriera dei ricercatori e dei docenti. Il rinvio dell’inizio delle lezioni intende essere, inoltre, un segnale forte di condivisione dei motivi della protesta dei ricercatori i quali vedono ancora una volta disconosciuto, nel disegno di legge di riforma dell’Università, il determinante apporto fornito alla didattica. Nella fase di sospensione dell’avvio delle lezioni si svolgeranno nelle 13 Facoltà iniziative di informazione e di sensibilizzazione, con il coinvolgimento degli studenti, per richiamare l’opinione pubblica all’urgenza di azioni a sostegno dell’Università e del diritto allo studio”.













